Il Punto Bilancia - Equinozio di Autunno

Scritto da Nancy Aharpour
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Quest'anno più di ogni altro anno, almeno per me, sembrava che l'autunno non arrivasse mai...ma finalmente ci siamo, almeno quello astronomico! Per quello metereologico chissà!!!

Domani 23 settembre 2015 alle ore 8,21 UTC (alle 10,21 in Italia) il sole entra nel punto Ω.

Ma le stagioni non cambiano ogni 3 mesi il 21 del mese?

Sì, questo vale per le altre ma non per l'autunno. Perché?

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Buona Lettura!


Per tante piccole concause, tra cui il fatto che l'orbita della terra introno al sole è un ellisse e il sole occupa uno dei due fuochi, come si vede dalla figura qui accanto. L'estate è la stagione più lunga perché la terra si trova nel punto più lontano ovvero l'afelio e le la seconda legge di Keplero la terra si muove più lentamente e quindi impiega più tempo a raggiungere il punto Ω.   

Quindi quest'anno il 23 settembre alle ore 8,21 UTC il Sole passa allo zenit all’equatore, sorge al polo sud, tramonta al polo nord e la giornata dura esattamente 12 ore in tutta la terra (dal latino “aequi-nox” ovvero “notte uguale al dì”).

Da questo momento in poi, fino al solstizio d’inverno, le ore di luce diminuiranno progressivamente e la durata del giorno sarà minore rispetto quella della notte, poiché il percorso del sole si svilupperà sotto l’equatore celeste. 

È proprio l'inclinazione della terra a generare il fenomeno delle stagioni, la differenza tra il caldo d'estate ed il freddo d'inverno deriva dall'angolo con cui il sole colpisce la terra.

Nella mappa in alto si vede come in inverno, per effetto dell'inclinazione, il polo nord e tutto l'emisfero boreale (dall'equatore al polo nord) sono piegati "fuori dal sole" e formano con i suoi raggi un angolo di circa 23 gradi. Viceversa in estate (nell'emisfero boreale) potremmo dire che la terra risulta piegata verso il sole ed in tal caso i raggi colpiscono la parte alta della terra con un angolo di 70 gradi.

Attenzione il caldo estivo non è dato dalla distanza dal sole (anzi dal 3 al 7 luglio la terra si trova alla massima distanza dal sole, chiamato punto di Afelio) ma proprio dall'angolo dei raggi solari.

Il Punto Bilancia Ω nella tradizione popolare

L’equinozio d’autunno è la penultima porta dell’anno agricolo, quella che indica la chiusura della stagione dei frutti e l’imminente avvicinarsi della stagione della morte, l’Inverno.

L'asse Ariete-Bilancia e l'asse Cancro-Capricorno formano la Croce della Vita simboleggiando rispettivamente l'inizio (Ariete-cervello), l'equilibrio (Bilancia-Reni), la Culla della Vita (Cancro-stomaco) e la procreazione (Capricorno-gonadi).

E’ un momento di preparazione, dove si fanno i conti, e soprattutto si tirano le somme su ciò che si è seminato durante l’anno.

I frutti sono oramai maturi e quello che si è raccolto servirà a tenerci vivi durante la stagione fredda: se avremmo raccolto molto sarà un inverno buono, ricco e prospero, se invece avremo raccolto poco sarà povero e affamato.

A sancire l’inizio dell’autunno è proprio l’equinozio, momento astrologico che si situa tra il 21 e il 23 di settembre, quando il Sole entra nella costellazione della Bilancia, decretando la conclusione del ciclo produttivo e riproduttivo, la preparazione della natura al riposo invernale e l’arrivo del freddo.

In agricoltura è la fine del raccolto e la festa del secondo raccolto (dell’ultima frutta e degli ortaggi e in particolare dell’uva). Ancora una volta, il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio, come lo erano all’equinozio di primavera (Norouz - Equinozio di Primavera), ma ben presto le notti cresceranno fino ad essere più lunghe dei giorni, e l’inverno sarà di nuovo tra di noi.

È il tempo dei tagli, delle potature: dove togliere il secco, il vecchio; dove diradare ci indica la via per eliminare anche da noi stessi ciò che ci trasciniamo dietro, oramai morto.

E’ il tempo di raccogliere i semi dagli ultimi frutti ben maturi. E’ il tempo di essiccarli all’aria e all’ombra, di conservarli al buio e all’asciutto, aspettando la primavera per piantarli.

E' il tempo del compost: quello che è stato preparato in primavera coi primi tagli dell’erba. Ciò che oramai, sotto, è maturo terriccio fertile.  Il contadino può rigirare il cumulo del compost ed usare la Terra per nutrire e le fibre non ancora trasformate per fare da base al nuovo cumulo.

Anche ciò che viene scartato è materia utile nel grande gioco della trasformazione.  Con la pazienza, ciò che viene lasciato e buttato, riesce, morendo, a diventare altro, a diventare fertilità e vita.

Bisogna stare nell’accettazione dei frutti: non sempre le stagioni regalano ciò che è stato seminato. Ci sono anni in cui si mangiano tante zucchine, altre dove i pomodori non sappiamo più dove metterli e non riusciamo ad assaggiare neppure una zucchina. L’accettazione dei frutti insegna ad accogliere quello che la Terra dona con la fiducia nel suo buon senso, imparando a godere di ciò che si ha anziché vivere lamentandosi per ciò che ci manca.

L’accettazione del raccolto, la purificazione, per prepararsi alla Trasformazione. Nel mondo rurale l’Autunno non lascia dunque grandi tracce, passa mite e silenzioso. L’Autunno è comunque un momento molto ricco e lo dimostrano i frutti di natura che ancora maturano: dal mais, all’uva, le castagne, i cachi, le mele cotogne, le melagrane.

L’equinozio ha sempre rappresentato nell’antichità un momento speciale nel quale le forze di luce e tenebra sono in perfetto equilibrio. Per molte culture questo è un giorno di celebrazioni.

Nella tradizione iniziatica rappresenta un passaggio, un tempo per la meditazione, per rivolgersi all’interno, durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire.

Il Punto Bilancia Ω nella tradizione pagana

Gli antichi pensavano che nel giorno dell’equinozio gli Dei per creare il giorno uguale alla notte avessero fatto pace, mettendosi d’accordo almeno per una volta.

I due equinozi, di Primavera e d’Autunno, sono dunque i momenti cosmici in cui la notte è uguale al giorno, ha dunque la stessa durata: momenti di equilibrio fra forze antagoniste, di discesa e di risalita, sono momenti che hanno la portata simbolica dell’armonia e del bilanciamento.

Il momento che intercorre fra l’inspirazione e l’espirazione della Natura. Un momento in cui tutto è in trasformazione. Dall’inspirazione dei mesi invernali, tutta la natura sta per passare all’espirazione dei mesi che vanno verso l’estate. E viceversa. Il mutare della temperatura e dell’inclinazione dei raggi, spinge il mondo vegetale al perfezionamento delle informazioni codificate nei semi, alla caduta delle foglie, alla quiescenza del riposo durante il freddo: momento di concentrazione profonda e riassorbimento delle energie, bello per i colori autunnali e per le essenziali geometrie invernali.

Il termine Autunno, autumnus pare essere di derivazione etrusca e di significato ignoto. La festività dell’equinozio, il giorno che si trova a metà fra due solstizi; è un tempo di equilibrio, quando luce e buio sono uguali e, astronomicamente, dà inizio all’autunno.

Nel calendario agricolo contadino, purtroppo, poco o nulla è rimasto delle ritualità festive autunnali e bisogna aspettare la fine di ottobre con Halloween per trovare ancora gli antichi riti di passaggio rurali e pagani, quel momento che i Celti chiamavano Samhain.

Ma nella memoria di queste antiche popolazioni l’equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon, giovane dio della vegetazione e dei raccolti e figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Re Artù e dai suoi compagni.

Il suo rapimento è l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone: un simbolo evidente dei frutti della terra, immagazzinati in luoghi sicuri e poi sacrificati per dare la vita agli uomini.  Non a caso Mabon è il tempo del seme.

Per queste valenze simboliche in molte culture del passato l’equinozio assumeva valenze esoteriche e venivano celebrati al suo arrivo riti “misterici” di cui ben poco si sa, proprio per il loro carattere di segretezza.

Nell’antica Grecia si celebravano in suo onore i Grandi Misteri Eleusini, riti che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra, che regola i cicli vitali della terra, (la romana Proserpina per intenderci) condotta negli inferi dal dio Ade per farla sua sposa.

La leggenda racconta che Demetra, in segno di lutto, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante e rese sterile la terra fin quando non riebbe sua figlia.

In entrambi i miti, quello di Mabon e quello di Proserpina, ciò che viene ciclicamente rivissuto ad ogni autunno è il sacrificio del dio/dea che, dopo le gioie amorose della primavera e dell’estate, dopo aver dato con la massima potenza fecondante i frutti a tutti gli esseri viventi, è costretto/a a declinare nel buio della Terra, intesa come Ventre, Utero, Tomba, Infero.

Analogamente a Mabon, figura inestricabilmente legata a quest’importante momento di passaggio è, per la tradizione cristiana, quella di San Michele, la cui festa si celebra il 29 settembre.

Dal mondo bizantino, il culto dell’Arcangelo Michele dilagò rapidamente ovunque, diffuso soprattutto dalla popolarità che godeva fra i soldati: a San Michele Arcangelo è infatti attribuito uno dei compiti più importanti, quello della lotta contro le Forze del Male. Protagonista delle venerazione del popolo celtico-cristiano San Michele Arcangelo potrebbe incarnare le caratteristiche del dio luminoso Lugh-Belenos, il dio che esprimeva la funzione guerriera e sacerdotale. Il suo culto si diffuse in Europa lungo l’ideale asse che unisce il santuario del Monte Gargano, Montesantangelo, a quello di Mont-Saint-Michel in Normandia, seguendo in buona parte lo sviluppo della via Francigena.

Ma San Michele Arcangelo ha anche un’altra rappresentazione iconografica, egli appare anche come “pesatore di anime”, recando in mano una bilancia e proprio sotto il segno della bilancia, costellazione in cui ci si appresta ad entrare con l’equinozio, il ciclo è concluso, la pianta muore e si disgrega: le piogge autunnali ne fanno un tutt’uno con il fango. I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri e i semi vengono selezionati per essere consumati o ripiantati nella terra affinché il ciclo ricominci.

L’autunno diviene quindi momento di separazione, di cernita, che non riguarda unicamente la vegetazione: essa concerne anche l’Uomo. Come il frutto si separa dall’albero e il seme dal frutto, l’anima si separa dal corpo.

Avviene dunque un processo di separazione che si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l’Arcangelo Michele viene a separare l’anima dal corpo, così si lascia morire in sé una materia per liberare la vita.

La separazione è una legge della vita stessa. Questo l’insegnamento dell’Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, il separare il puro dall’impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva.

Le forze presiedute dall’Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male.

Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si possono separare prematuramente senza provocare lacerazioni: non è facile separare la noce dal involucro, ma la natura sa che lasciando maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera; lo stesso vale per il bambino nel ventre della madre, bisogna attendere che il “frutto” giunga a maturazione per poter recidere il legame che li univa, altrimenti comporterebbe la morte per entrambi.

Questa separazione è dunque il simbolo della maturità e il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall’Arcangelo Michele.

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