La profezia che si auto-avvera

Scritto da Nancy Aharpour
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#LA PROFEZIA CHE SI AUTO-AVVERA
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Cari lettori,

mi sono imbattuta in questo articolo interessante che riguarda il pensiero positivo letto dal punto di vista scientifico della psicologia.

Approccia il tema da un altro angolo, non da quello “alternativo” della discipline bio-energetiche ma da quello della scienza…

Forse allora è veramente possibile trovare un punto di contatto?

[tratto da www.stateofmind.it acceduto il 4 aprile 2015]

Le definizioni che diamo in una situazione e i comportamenti conseguenti che attiviamo, fanno parte della situazione medesima e possono determinarne lo sviluppo: quelli che a noi sembrano solo “effetti” sono, in realtà, “cause”, che permettono di far percepire noi stessi come responsabili nel momento in cui continuiamo a evocare i comportamenti.

Si chiama self fulfilling prophecy, meglio nota come profezia che si autoavvera, o che si autoadempie, insomma, è una sorta di magia fattibile da chiunque e che si avvera, sicuramente.

Come fare? Ecco le istruzioni: provate a pensare a un qualcosa che volente non si verifichi in questo momento, lasciatevi invadere dalla paura che possa realmente verificarsi quel qualcosa che temete e provate a cercare un riparo o una soluzione.

Vi accorgerete presto che state attivando proprio quel comportamento (insensato) che determina il compiersi della (improbabile) profezia.

La profezia che si auto-avvera è uno dei fenomeni più noti e più studiati in psicologia sociale.

Dagli anni ’70, quando il sociologo Merton ne parlò per la prima volta, a oggi è stato verificato, anche sperimentalmente, come agiscono le convinzioni umane sulla costruzione della realtà in diversi settori: dagli studi sulla percezione a quelli sull’effetto placebo, dall’ipnosi alla comunicazione di massa.

In tutti i casi si è riscontrato che le profezie auto-avveranti determinano in modo significativo la visione che gli individui maturano circa il proprio modo di essere con se stessi, gli altri e il mondo, e promuovono schemi di comportamento relativamente stabili caratterizzati dalla tendenza a ripetersi e riconfermarsi continuamente.

Ad esempio:

la Sig.ra X pensa che prima o poi il suo matrimonio finirà. Quindi si comporta come se fosse già finito, e così lo fa effettivamente finire perché mette in atto una serie di comportamenti che portano alla lite e generano discordia al punto da mettere una reale fine allo stesso.

Il Sig. Y si convince di non essere in grado di passare un esame. Studia, ma al momento dell’esame è così agitato da non rispondere neanche alle domande più facili, e chiaramente non supera l’esame.

Lo stesso meccanismo funziona anche con i gruppi e le collettività.

A esempio qualche mese fa i media comunicarono che i titoli di stato non avevano più la stessa rendita di un tempo e la gente si affrettò a vendere quello che aveva. A quel punto non valevano realmente più nulla.

La profezia che si auto-avvera funziona anche in positivo.

Per esempio, con i sondaggi preelettorali: si dà per vincente o in crescita un partito, questo fatto incoraggia gli indecisi a preferirlo, il partito cresce e, magari, finisce per vincere.

Funziona nella scuola, i docenti sono avvertiti che alcuni studenti hanno grandi potenzialità. Così, cominciano a seguire quegli studenti con un’attenzione speciale, trasmettendo loro le proprie attese e la propria fiducia. E, a fine anno, succede davvero che la performance di quegli studenti sia migliore in maniera rilevante.

La profezia che si auto-avvera ricorre spesso nel nostro immaginario: dalla leggenda di Edipo al Macbeth di Shakespeare al film Matrix.

Ma ricorre anche nel passato storico e nel nostro presente quotidiano. Insomma, le definizioni che diamo in una situazione, e i comportamenti conseguenti che attiviamo, fanno parte della situazione medesima e possono determinarne lo sviluppo: quelli che a noi sembrano solo “effetti” sono, in realtà, “cause”, che permettono di far percepire noi stessi come responsabili nel momento in cui continuiamo a evocare i comportamenti. 

 

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